Gallerie

Macbeth

7 Scene per Macbeth di Ernst Bloch da W. Shakespeare (1 prologo e 3 atti) 1970 per la regia di Osvaldo Petricciuolo.

Il Telefono di Menotti

Osvaldo Petricciuolo firma l'impianto scenoplastico luministico per il Telefono di Giancarlo Menotti: regia, scenografia e costumi-Stagione lirica 1970\71 al Real Teatro San Carlo di Napoli.

L’appartamento di Lucy. Lucy sta aprendo un re­galo portatole da Ben. È un pezzo di scultura astratta. «Proprio quel che volevo» esclama Lucy. Ben deve prendere il treno ma ha qualcosa da dire a Lucy. Squil­la il telefono. È Margaret, e Lucy si dilunga nel pet­tegolezzo telefonico. Ben tenta di riprendere il filo, ed il telefono lo interrompe. Numero sbagliato. Ben si preoccupa per l’ora. Lucy sa quel che ci vuole: forma il numero per l'ora esatta. Ben sta per giungere al sodo e di nuovo lo squillo. È George; insulta Lucy, rea di un pettegolezzo. Lucy piange ed esce per prendere un fazzoletto. Ben esasperato sta per tagliare i fili, quando l’apparecchio squilla invocando soccorso. Lucy rientra e lo sottrae all’attentato. Deve assolutamente chiamare Pa­mela per raccontarle il furore di George. Mentre si intrattiene con l’amica sulle conseguenze della sua lo­quacità, Ben si decide ad uscire. Ormai è inutile atten­dere, o finirà col perdere il treno. Lucy riattacca; è sorpresa di esser sola. Sulla destra si scorge una cabina telefonica, dentro vi è Ben che forma il numero di Lucy. Finalmente Ben può fare la sua domanda di matrimo­nio. Complice il telefono la felicità è raggiunta. È un vero «amour à trois» commenta Ben; «segnati il mio numero e chiama ogni giorno», conclude Lucy.

L'Oro del Reno

Scene e costumi per l’Oro del Reno di Richard Wagner - Tempera su cartoncino murillo 50X70 CM. concepiti da Osvaldo Petricciuolo per la Hopernhaus di Frankfurt su invito del Maestro Lovro von Matacic, esposti alla I Esposizione Internazionale di Scenografia Internazionale alla Mostra d’Oltremare, esposte alla X Mostra di Scenografia a Venezia, Palazzo delle Prigioni nel 1959.

Scenografia per Caligola

Scenografia e costumi: Tre scene per Caligola firmate da Osvaldo Petricciuolo da A. CAMUS, – da IL CORRIERE DELLA SERA – La pièce di Camus è una storia affascinante che ha spaventato più generazioni di attori e di registi. Camus fa di Caligola un eroe romantico che tenta di conseguire l' impossibile e per ottenere questo scopo si immerge in un abisso di disperazione e di vizio sfrenato. Caligola spera di trovare un «regno di libertà senza limiti». Per riuscirci non risparmierà nessuno e rifiuterà ogni sentimento umano, tranne il servilismo e la crudeltà. Questo porterà quanti lo circondano a temerlo e a odiarlo, cosicché Caligola lentamente ma inesorabilmente li spingerà a diventare i suoi assassini, orchestrando in tal modo la sua stessa morte.

Il Faro

Ecco una suggestiva scena dell'opera “Il Faro” di Enzo Lucio Murolo, musica di: Enzo de Bellis. la scenografia di Osvaldo Petricciuolo, concepita come novità assoluta per il Teatro San Carlo di Napoli, è esposta attualmente alla VII Mostra Nazionale di Scenografia Teatrale al Palazzo delle Prigioni a Venezia, dove figurano i piu' insigni nomi della scenografia italiana. Questo lavoro scenografico, che costò al Petricciuolo un buon periodo di indagini sulle coste napoletane, onde studiarne le strutture interne ed esterne dei fari oltre che la vita dei guardiani, ha ottenuto il più largo consenso da parte dei numerosi registi e direttori, in visita all'esposizione veneziana; essi ne hanno ammirato la penetrante impostazione scenica e strutturale in rapporto alle piu' moderne e progredite concezioni di allestimento.

Suor Manuela

Rielaborazione dell'opera della Napoli del 1776 per la scena lirica e musica di Enzo De Bellis: prescelta dal teatro San Carlo di Napoli fu rappresentata per la prima volta nel 1952, al Festival dell'Opera Lirica di Bergamo, con unanime consenso di pubblico e di critica. È stata rappresentata in altri teatri italiani e all'estero. Trasmessa per la RAI-TV 1961-62 diretta da Alfredo Simonetto: Nel giardino del Convento del Giglio, le suore si aggirano fra le aiuole. Tra schermaglie ed ironia. Nel vano oscuro di una porta Suor Manuela giovane monaca è intenta a copiare musica sacra. Ha avuto incarico dalla Madre Superiora di ricevere un inviato del Re, che dovrà parlare con Madame Zoraide, la cantante dei ''Fiorentini'', prigioniera del Convento. E' introdotto il Principe Osvaldo D'Avalos al quale Suor Manuela comunicherà che Zoraide discenderà tra poco. Poi riconosce nel dignitario il padre del suo amato Adalberto. Si lascia sfuggire un grido e con ansia gli chiede di lui. Solenne il Principe le impone: “In questo luogo di preghiera e d'oblio, il nome di mio figlio sia per voi sepolto! V'ha scordata per sempre e, ormai, vi crede, da tempo morta in Convento”. Suor Manuela disperata, si ribella che quell'amore fu sempre puro ed ideale e soltanto la sua crudeltà li divise obbligandola a rinchiudersi in convento. Un interludio sinfonico, nel quale prevale l'inciso del tema predominante, incombente su tutta l'opera, come l'inesorabile Fato, esprime l'angoscia di Suor Manuela, che durante la notte, è terrorizzata dall'incubo del sacrilegio. È il vespro, Suor Cristina e Suor Gioconda conversano vivacemente; rimasta sola Suor Manuela, il vecchio Sagrestano le consegna una lettera suggellata. È la lettera del Principe Adalberto che tra poche ore cadrà nelle braccia dell'amata. Nell'ombra del muro di cinta si sussurrano parole di dolore e di speranza. Suona l'orologio che segna la prima ora. Devono lasciarsi; un bacio d'addio per ritrovarsi ancora tra tre notti alla stessa ora. Ma rumori di passi si avvicinano cadenzati, due soldati intimano per tre volte “Chi va là!”. Esplode un colpo di moschetto. S'ode il grido di morte di Adalberto seguito da quello di Suor Manuela. Echi di voci concitate dalla strada.

Tancredi e Clorinda

Rappresentato al tetro di corte  è’ il titolo di un madrigale rappresentativo di Claudio Monteverdi, su testo del Tassom, per soprano (Clorinda) e due tenori (testo e Tancredi). Composta nel 1624, commissionata da Girolamo Mocenigo in occasione del carnevale, fa parte dell'ottavo libro di madrigali guerrieri et amorosi pubblicato nel 1638. Il dramma riprende le vicende narrate nel canto XII della Gerusalemme Liberata, in cui il cavaliere cristiano Tancredi, innamorato di Clorinda, guerriera musulmana, viene costretto dalla sorte a battersi in duello proprio con lei e ad ucciderla. In punto di morte Clorinda si converte e, battezzata, affronta con serenità il trapasso: s'apre il cielo; io vado in pace. In quest'opera, che costituisce una pietra miliare nella storia della musica drammatica del XVII secolo, Monteverdi sperimenta soluzioni musicali nuove, con l'orchestra e le voci che formano due entità separate, e agiscono come copia una dell'altra. Probabilmente monteverdi fu ispirato a provare questo arrangiamento dalle due balconate opposte di San Marco, che avevano ispirato musica simile ad altri compositori, come Giovanni Gabrieli.  Antefatto del Canto XII della Gerusalemme Liberata ovvero dal consiglio di Goffredo di Buglione alle battaglie sotto le mura di Gerusalemme. Nella seconda parte, durante il combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi: l’azione scenica con il motivo delle armi si intreccia con il motivo dell’amore in un crescendo spesso drammatici e appassionati, che trovano proprio nel combattimento fra Tancredi e Clorinda la rappresentazione più perfetta e sublime. “Tancredi Prenze di Salerno’’ novella I della IV giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio.

La sceneggiatura, l'adattamento, i costumi, la regia e la scenografia furono realizzati da Osvaldo Petricciuolo per la corte interna del castello angioino di Napoli (1956), successivamente venne riproposta nella cornice  del Teatro di Corte della Reggia di Caserta per la stagione lirica 1966-67.

I Persiani di Eschilo

I Persiani (ΠΈΡΣΑΙ / PÈRSAI) di Eschilo, rappresentata per la prima volta nel 472 a.c. ad Atene. È in assoluto la più antica opera teatrale che ci sia pervenuta. La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del Re di Persia, dove Atossa, madre del regnante Serse, ed i dignitari di corte attendono con ansia l'esito della Battaglia di Salamina (480 A.C.). In un'atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. poco dopo arriva un messaggero, che porta l'annuncio della totale disfatta dei Persiani. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte, poi con l'analisi della fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi distrutte in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto. Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la Hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, nell'aver osato cercare di conquistare il Mar Egeo con la sua flotta. Arriva infine il diretto interessato, lo stesso Re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.

Festival della Canzone Napoletana

Dal 1959 al 1961 Osvaldo Petricciuolo progetta e dirige l'VIII, IX, X Festival della Canzone Napoletana (quest’ultimo condiviso con il collega Sirio Giametta) al Teatro Mediterraneo realizzato in Eurovisione presso la MOstra d'Oltremare di Napoli. Bozzetto generale (1960): questa visione scenografica è un deciso atto di ribellione alle passate realizzazioni di allestimenti indirizzati a motivi napoletani convenzionali e decadenti oltre che di cattivo gusto. Una surrealistica costellazione fa da sfondo alle pedane irregolari su cui poggiano una grande orchestra ed un piccolo complesso per le audizioni delle canzoni che raggiungono l’infinito attraverso una scala dipinta su fondo nero, da sembrare sospesa nello spazio ma praticabile.

Nabucco

Andato in scena la sera del 27 dicembre 196

Nabucco

Andato in scena la sera del 27 dicembre 1967 in prima assoluta per la Bulgaria e in prima esecuzione mondiale in lingua bulgara – Durante la permanenza a Sofia Osvaldo Petricciuolo ha contatti con il Maestro KAMEN GOLEMINOV con il quale collaborerà anche in Italia.