Rielaborazione dell'opera della Napoli del 1776 per la scena lirica e musica di Enzo De Bellis: prescelta dal teatro San Carlo di Napoli fu rappresentata per la prima volta nel 1952, al Festival dell'Opera Lirica di Bergamo, con unanime consenso di pubblico e di critica. È stata rappresentata in altri teatri italiani e all'estero. Trasmessa per la RAI-TV 1961-62 diretta da Alfredo Simonetto: Nel giardino del Convento del Giglio, le suore si aggirano fra le aiuole. Tra schermaglie ed ironia. Nel vano oscuro di una porta Suor Manuela giovane monaca è intenta a copiare musica sacra. Ha avuto incarico dalla Madre Superiora di ricevere un inviato del Re, che dovrà parlare con Madame Zoraide, la cantante dei ''Fiorentini'', prigioniera del Convento. E' introdotto il Principe Osvaldo D'Avalos al quale Suor Manuela comunicherà che Zoraide discenderà tra poco. Poi riconosce nel dignitario il padre del suo amato Adalberto. Si lascia sfuggire un grido e con ansia gli chiede di lui. Solenne il Principe le impone: “In questo luogo di preghiera e d'oblio, il nome di mio figlio sia per voi sepolto! V'ha scordata per sempre e, ormai, vi crede, da tempo morta in Convento”. Suor Manuela disperata, si ribella che quell'amore fu sempre puro ed ideale e soltanto la sua crudeltà li divise obbligandola a rinchiudersi in convento. Un interludio sinfonico, nel quale prevale l'inciso del tema predominante, incombente su tutta l'opera, come l'inesorabile Fato, esprime l'angoscia di Suor Manuela, che durante la notte, è terrorizzata dall'incubo del sacrilegio. È il vespro, Suor Cristina e Suor Gioconda conversano vivacemente; rimasta sola Suor Manuela, il vecchio Sagrestano le consegna una lettera suggellata. È la lettera del Principe Adalberto che tra poche ore cadrà nelle braccia dell'amata. Nell'ombra del muro di cinta si sussurrano parole di dolore e di speranza. Suona l'orologio che segna la prima ora. Devono lasciarsi; un bacio d'addio per ritrovarsi ancora tra tre notti alla stessa ora. Ma rumori di passi si avvicinano cadenzati, due soldati intimano per tre volte “Chi va là!”. Esplode un colpo di moschetto. S'ode il grido di morte di Adalberto seguito da quello di Suor Manuela. Echi di voci concitate dalla strada.