Osvaldo Petricciuolo firma l'impianto scenoplastico luministico per il Telefono di Giancarlo Menotti: regia, scenografia e costumi-Stagione lirica 1970\71 al Real Teatro San Carlo di Napoli.

L’appartamento di Lucy. Lucy sta aprendo un re­galo portatole da Ben. È un pezzo di scultura astratta. «Proprio quel che volevo» esclama Lucy. Ben deve prendere il treno ma ha qualcosa da dire a Lucy. Squil­la il telefono. È Margaret, e Lucy si dilunga nel pet­tegolezzo telefonico. Ben tenta di riprendere il filo, ed il telefono lo interrompe. Numero sbagliato. Ben si preoccupa per l’ora. Lucy sa quel che ci vuole: forma il numero per l'ora esatta. Ben sta per giungere al sodo e di nuovo lo squillo. È George; insulta Lucy, rea di un pettegolezzo. Lucy piange ed esce per prendere un fazzoletto. Ben esasperato sta per tagliare i fili, quando l’apparecchio squilla invocando soccorso. Lucy rientra e lo sottrae all’attentato. Deve assolutamente chiamare Pa­mela per raccontarle il furore di George. Mentre si intrattiene con l’amica sulle conseguenze della sua lo­quacità, Ben si decide ad uscire. Ormai è inutile atten­dere, o finirà col perdere il treno. Lucy riattacca; è sorpresa di esser sola. Sulla destra si scorge una cabina telefonica, dentro vi è Ben che forma il numero di Lucy. Finalmente Ben può fare la sua domanda di matrimo­nio. Complice il telefono la felicità è raggiunta. È un vero «amour à trois» commenta Ben; «segnati il mio numero e chiama ogni giorno», conclude Lucy.